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nobel per la fecondazione

Il premio Nobel per la medicina nel 2010 è stato assegnato al ginecologo britannico Robert Edwards, al quale si deve la prima nascita in provetta del 1978. Questa notizia porta il nostro tema al centro delll’attenzione dei media generalisti, e delle controversie che sono tra i criteri di notiziabilità di un evento. In questo caso, la controversia riguarda la posizione della Chiesa.

La prima figlia della provetta

brown_louiseLa cultura riproduttiva fa riferimento anche ad una serie di termini di origine scientifica la cui conoscenza non può essere data per scontata. Acronimi di tecniche di procreazione come GIFT, FIVET o ICSI o termini molto più comuni come embrione, gamete, nuclo o staminale, possono incontrare il lettore distratto di un articolo di giornale, così come possono diventare pane quotidiano per una coppia in trattamento presso un centro di procreazione medicalmente assistita.

Può essere utile un riferimento minimo e vi giriamo quindi il link ad un semplice glossario preparato dalla giornalista Cristina Nadotti del gruppo editoriale L’Espresso.

Una grande parte delle discussioni intorno alla procreazione assistita, ad esempio (e quindi uno dei termini che è più facile sentir pronunciare) è sicuramente quello di Fecondazione in Vitro. Tra le varie tecniche a disposizione attualmente è la più diffusa (viene utilizzata in circa 6 centri su 10). La fecondazione avviene in una provetta, nella quale gli spermatozoi vengono a contatto con l’ovocita.

Il primo essere umano nato con questa tecnica ha ormai quasi 31 anni. Louise Brown infatti, questo è il suo nome, nasceva il 25 luglio del 1978, ad Oldham nell’Inghilterra centrale. La procedura era ancora sperimentale, i futuri genitori di Lousie cercavano senza successo ormai da 9 anni di avere un figlio e non sapevano che nessuno era mai riuscito ad avere un bambino attraverso questo metodo. I coniugi Brown hanno ripetuto l’impresa con la nascita della loro seconda figlia, Natalie che detiene un altro primato: nel 1999 è stata la prima donna concepita in vitro a dare alla luce a sua volta un bambino.

La cultura riproduttiva si compone quindi non solo di termini, ma anche di un immaginario. I grandi eventi come questo contribuiscono alla sua evoluzione.
[L.G.]

link al glossario

India. Il boom della maternità con utero in affitto

amd_surrogate-coupleContinuiamo il percorso che nel post precedente ci ha portato verso una diversa declinazione del concetto di cultura riproduttiva. Anche in India infatti, come nei paesi arabi, le tecniche di procreazione medicalmente assistita entrano in relazione con una specifica realtà culturale ed economica. Qui l’impiego di una nuova tecnica scientifica crea possibilità di intervento che entrano in conlitto con determinati precetti morali, mettendo in discussione la possibilità dell’una o la validità degli altri.

Il sistema dell’utero in affitto, che prevede l’impianto dell’embrione nell’utero di una donna esterna alla coppia è vietato in molti paesi e solleva rilevanti problemi etici (il corpo della donna visto come mero strumento, questioni inerenti la relazione tra la madre che porta la gravidanza e il bambino ecc…). D’altro canto in paesi come l’India, dove la pratica è permessa, sembra poter diventare mezzo di riscatto dalla povertà per molte donne e può concedere la possibilità di avere un figlio a coppie con problemi d’infertilità. In India appunto, il numero dei casi di maternità di questo tipo è cresciuto rapidamente negli ultimi anni. La domanda è crescente e soprattutto quando proviene dall’estero è supportata da almeno due fattori, innanzitutto i costi relativamente contenuti: tutta l’operazione costa intorno ai 25 mila dollari, la madre riceve un compenso di 3 mila dollari (che corrispondono a 10 anni di un normale stipendio in India), il resto è dovuto alle spese spese mediche e al soggiorno (si spende almeno 3 volte tanto se ci si rivolge ad un centro di procreazione medicalmente assistita statunitenese). Il secondo motivo determinante è che le donne indiane sono preferite perché più difficilmente implicate con problemi relativi all’utilizzo di droghe, fumo e alcool.

Anand, nello stato del Gujarat è considerata la capitale mondiale degli uteri in affitto. Solo nel 2007, in questa città indiana 100 coppie hanno avuto un bambino tramite madre surrogata.
[L.G.]

Fonte:
Pianeta Dimenticato, radio 1

Censis. Il desiderio di diventare genitori

Mercoledì prossimo 11 febbraio, a Roma presso la Sala delle Colonne del Palazzo Marini (via Poli 19) sarà presentata la ricerca “Il desiderio di diventare genitori. Problemi e speranze di chi combatte l’infertilità”.

Lo studio, effettutato sulla condizione di 600 coppie in trattamento con tecniche di procreazione medicalmente assistita, è stato realizzato dalla Fondazione Censis in collaborazione con la Fondazione Cesare Serono e cerca di gettare una luce sui loro vissuti, sulle aspettative e sulle difficoltà che hanno incontrato nel loro percorso di cura.

La ricerca sarà presentata da Concetta Vaccaro, responsabile del settore Welfare del Censis.
L’inizio della presentazione è previsto per le 10:30.
[L.G.]

Download:
scarica il report della ricerca (disponbile dall’11 febbraio)


Cultura riproduttiva è il sito del progetto di ricerca "Creare e comunicare cultura riproduttiva: azioni informative e preventive dell’infertilità della popolazione giovanile italiana" del LaRiCA dell'Università di Urbino Carlo Bo e sostenuto da un finanziamento dell'Istituto Superiore di Sanità.