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Focus group con gli studenti a Milano

Lo scorso giovedì 27 maggio ci siamo recati presso l’alberghiero Lagrange di Milano per realizzare l’ultimo focus group con gli studenti delle scuole superiori. ll nostro intento è ancora quello di saggiare il livello di consapevolezza del tema della salute riproduttiva presso i più giovani e soprattutto cercare di capire se ci sono spazi per fare prevenzione in questa fascia d’eta, quando risulterebbe probabilmente più efficace. Siamo stati accolti da 4 ragazzi e 4 ragazze tra i 18 e i 19 anni. Tra le conferme che abbiamo avuto dai ragazzi, se si confrontano i dati raccolti negli altri focus, c’è quella di un’idea di genitorialità che si colloca idealmente intorno ai 30 anni, un’età in cui si pensa che la fase delle sperimentazioni sia terminata, una fase cioè in cui da una parte la ricerca di un lavoro che conduca verso la realizzazione delle proprie ambizioni, e dall’altra di un partner con il quale costruire una famiglia, debba oramai aver prodotto dei risultati. Lì soprattutto i ragazzi si vedono pronti per diventare genitori e a quel tempo rimandano ogni pensiero sulla propria salute riproduttiva. Pensiero che si attiva semmai nel caso insorgano problemi imprevisti. E se problemi saranno, ci dicono i ragazzi, sanno bene che la soluzione ai problemii d’infertilità è sempre di più a portata di mano. Ma sarà proprio così?

Focus sui vissuti a Milano

E’ finalmente giunta l’occasione per il secondo focus group organizzato insieme a chi vive in prima persona il problema dell’infertilità. Dopo l’istruttiva esperienza di Napoli ci siamo recati al Centro di Scienze della natalità del San Raffaele di Milano (l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) per discutere con alcuni dei loro pazienti.

Noi chiediamo a chi vive il problema in prima persona di farci capire come viene percepita la realtà dell’infertilità nel proprio ambiente e dai media. O ancora, come è possibile ridurre il gap culturale che impedisce all’idea stessa di “prevenzione sull’infertilità” di raggiungere i più giovani?

Al di là dei temi toccati durante il focus, è emerso chiaramente a mio parere il modo diverso di vedere e vivere il problema tra uomini e donne. Due posizioni che in certi passaggi sono sembrate inconciliabili.

Come a Napoli inoltre, il bisogno di parlare dei problemi personali è emerso dalla tendenza degli intervistati a tornare spesso sui propri vissuti.

Una riflessione infine sulla provenienza sociale degli intervistati, così variegata. Questa, condiziona in parte il modo in cui viene affrontato il problema e il modo in cui i singoli interloquiscono tra loro, ma è segno forse anche che l’accesso ad una cultura riproduttiva, al di là dell’essere o meno addetti ai lavori, è legato ancora alla propria condizione di salute e a nient’altro. Il problema non tocca tutti quindi, ma può toccare chiunque.
[L.G.]


Cultura riproduttiva è il sito del progetto di ricerca "Creare e comunicare cultura riproduttiva: azioni informative e preventive dell’infertilità della popolazione giovanile italiana" del LaRiCA dell'Università di Urbino Carlo Bo e sostenuto da un finanziamento dell'Istituto Superiore di Sanità.