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Starlet e scienziati

Si parla di procreazione assistita a Pomeriggio Cinque (Canale 5).
Conduce Barbara D’Urso che ospita tre mamme, due molto popolari per chi è stato un buon spettatore della tv di qualche anno fa: Marina Occhiena [Ricchi e Poveri negli anni ’60 e ’70, Isola dei Famosi di recente] e Carmen Di Pietro [comparsate tv varie], + una comune mamma di 3 gemelli frutto di una stimolazione ovarica.
Il taglio della trasmissione non può certo uscire dal suo canone e stile consueti: si urla un po’, una buona dose di sentimentalismo colora la conversazione e ci si confronta tra il caso umano e la versione dell’esperto, ex-starlet televisive vs scienziati.
A parte questo (e bisognerebbe anche capire com’è composto il pubblico del programma e cosa se ne fa dei suoi contenuti) viene da pensare che è bene che ogni tanto se ne parli.
Se non si può chiedere che venga ripercorsa in mezz’ora la vasta fenomenologia dei vissuti dell’infertilità, certo il titolo scelto per la rubrica (Mamme a tutti i costi) e il suo corollario di ospiti, suggeriscono che tra le aspiranti madri in età fertile e quelle in età avanzata, i riflettori saranno puntati esclusivamente sulle seconde. Il sensazionalismo è dietro l’angolo.

Marina Occhiena confessa di aver deciso di cercare la gravidanza quando era già troppo grande. Dopo averci provato per 3 anni e 6 Fivet, è riuscita ad avere un bambino a 46 anni. Il suo è il racconto di un’esperienza affatto traumatica e dolorosa. Ma la storia sembra poco rappresentativa di un percorso che solitamente riserva parecchia sofferenza. Carmen Di Pietro da parte sua racconta di aver voluto un secondo figlio superati i 40 anni. Perché aspettare tanto, le chiedono? Perché avere bambini è una responsabiltà e bisogna essere economicamente sicuri.

Si parla quindi di orologio biologico e di supporto psicologico insieme al dottor Severino Antinori e l’immancabile Alessandro Meluzzi, Registriamo la presenza di una mamma che dopo oltre 6 tentativi è riuscità ad avere 3 gemelli grazie alla stimolazione ovarica. Si parla quindi brevemente della legge 40 e delle possibilità di intervento aperte dalla bocciatura di alcuni suoi passaggi presso la Corte Costituzionale.

Una nota positiva? E’ stato spiegato come la strada dell’assistenza nella procreazione possa essere attraversata senza correre a perdifiato verso l’invasività di una fecondazione in vitro, limitandosi almeno inizialmente alla programmazione dei rapporti sessuali, o all’aiuto di uno psicologo [ qui un vecchio articolo sul tema].

Insomma, chi è giovane e in età fertile, e vive il dramma di scoprire che la cosa più naturale del mondo gli potrebbe essere proibita – così naturale e probabile che l’ha fuggita per anni ricorrendo a un vasto corrolario di precauzioni… quel giovane dovrà aspettare un’altra trasmissione, altri personaggi con i quali confrontarsi.

E aspetteranno pure quei ragazzi e ragazzini ai quali bisognerebbe spiegare che la cosa migliore che possono fare ora è semplicemente farsi visitare, controllare la propria salute riproduttiva, anche se di bambini non vogliono nemmeno (ancora) sentir parlare. Oggi si è parlato solo di “mamme a tutti i costi”.

[L.G.]

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Cultura riproduttiva è il sito del progetto di ricerca "Creare e comunicare cultura riproduttiva: azioni informative e preventive dell’infertilità della popolazione giovanile italiana" del LaRiCA dell'Università di Urbino Carlo Bo e sostenuto da un finanziamento dell'Istituto Superiore di Sanità.