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Focus group con gli studenti a Milano

Lo scorso giovedì 27 maggio ci siamo recati presso l’alberghiero Lagrange di Milano per realizzare l’ultimo focus group con gli studenti delle scuole superiori. ll nostro intento è ancora quello di saggiare il livello di consapevolezza del tema della salute riproduttiva presso i più giovani e soprattutto cercare di capire se ci sono spazi per fare prevenzione in questa fascia d’eta, quando risulterebbe probabilmente più efficace. Siamo stati accolti da 4 ragazzi e 4 ragazze tra i 18 e i 19 anni. Tra le conferme che abbiamo avuto dai ragazzi, se si confrontano i dati raccolti negli altri focus, c’è quella di un’idea di genitorialità che si colloca idealmente intorno ai 30 anni, un’età in cui si pensa che la fase delle sperimentazioni sia terminata, una fase cioè in cui da una parte la ricerca di un lavoro che conduca verso la realizzazione delle proprie ambizioni, e dall’altra di un partner con il quale costruire una famiglia, debba oramai aver prodotto dei risultati. Lì soprattutto i ragazzi si vedono pronti per diventare genitori e a quel tempo rimandano ogni pensiero sulla propria salute riproduttiva. Pensiero che si attiva semmai nel caso insorgano problemi imprevisti. E se problemi saranno, ci dicono i ragazzi, sanno bene che la soluzione ai problemii d’infertilità è sempre di più a portata di mano. Ma sarà proprio così?

Sigarette alla menta…

Lo scorso venerdì 12 febbraio siamo stati ospitati da un Istituto Tecnico Industriale di Napoli per il secondo dei focus group programmati con gli studenti delle scuole secondarie superiori sul tema della cultura riproduttiva. Per l’occasione ci siamo incontrati con 9 studenti di quinta, di età variabile tra i 18 e i 21 anni.

Gli spunti emersi sono stati tanti: su tutti una conoscenza del tema, che per alcuni ragazzi in particolare voleva essere approfondita ma, come forse è normale per i ragazzi di quest’età, originava più che altro dal sentito dire amicale. Un sentito dire che però, in assenza di altri riferimenti, per millantata scienza o scaramanzia genera precetti cui affidarsi – un ricettario delle buone pratiche per la prevenzione. (fatto di mutande strette e sigarette alla menta da evitare).  In quale altro luogo, dopotutto, un ventenne oggi dovrebbe cercare e trovare indicazioni. Forse nello spot ministeriale? Gliel’abbiamo proposto (“stranamente” nessuno di loro lo aveva mai notato, nonostante il battage di dicembre) e dopo un generico consenso iniziale sono stati proprio i ragazzi a riproporcelo come esempio di “occasione persa”. Difficile comunque, ci dicono i ragazzi, far entrare in testa a un ragazzo della loro età il concetto stesso di prevenzione (vecchio problema che non si limita alla sola salute riproduttiva). Altro elemento emerso –  ma forse dipende dalla prevalenza maschile del campione  – se c’è attenzione per i problemi legati all’apparato riproduttivo, è tutta rivolta ai problemi di prestazione, piuttosto che alla salute.

C’è comunque un punto di riferimento sicuro e concreto a riguardo? Pare di no e si tratta di un tema che nessuno ha intenzione di mettere nell’agenda delle conversazioni tra amici, anche se molti di loro sembrano avere casi concreti da riportare e dei quali poter parlare. Il problema quindi c’è. E’ nell’aria. Ma è un emergenza? I tumori sono un’emergenza, ci hanno fatto capire i ragazzi, azzardando un confronto e sollevando una questione sempre implicita nei media, ma mai sviluppata chiaramente, quella dell’infertilità come malattia. Se il tumore è malattia, cos’è l’infertilità? Due fenomeni che originano in un corpo del quale gli adolescenti cercano disperatamente la signoria. E’ malattia qualcosa che invece che farti morire, non ti permette di dare la vita? Non è piuttosto un problema che influisce sulla psiche e non altro? E l’adozione, non è forse una soluzione sensata?

Tra le altre cose emerse: un desiderio di genitorialità genericamente subordinato al raggiugimento della stabilità economica, qualche spunto sui prodotti mediali interessati al tema e un’interessante chiaccherata intorno al referendum abrogativo del 2005, che ci ha confermato che i ragazzi sono molto interessati al tema e hanno sviluppato o stanno sviluppando delle posizioni abbastanza chiare, anche riguardo al dibattito che vede scienza ed etica confliggere.

Per chiudere quindi, un grazie a tutti i ragazzi che hanno partecipato.
[L.G.]

La saggezza dei ragazzini

Martedì scorso abbiamo realizzato il primo dei tre focus programmati con gli studenti delle scuole secondarie, superiori. 9 ragazzi di una classe quarta di un liceo scientifico dell’Italia centrale, 6 ragazze e 3 ragazzi alla soglia della maggiore età, qualcuno con i 18 anni già compiuti.
L’obiettivo era di ascoltare dalla loro voce cosa pensano i ragazzi come loro della salute riproduttiva, se questo tema minimamente attraversa le loro esistenze e in che modo, per quali strane traiettorie. Perchè partivamo già con la consapevolezza che si trattasse di un tema molto distante dalle loro vite quotidiane, ovviamente. E’ normale che sia così.
Ma ci siamo stupiti, molto piacevolmente, della maturità di questi ragazzi. Maturità, sì, non trovo parola migliore, anche se suona un po’ scolastica. Nel raccontare il proprio futuro hanno mostrato una chiarezza di visione che non penso si possa dare per scontata. I figli nel loro futuro ci sono, soprattutto per le ragazze, e non in futuro generico, ma subito dopo la conclusione degli studi universitari. Il problema è semmai il lavoro, e una sicurezza economica che diventa condizione per la concretizzazione di un progetto di vita.
L’infertilità compare nei racconti di questi ragazzi come esperienza raccontata da altri (alcune storie di amici dei genitori o parenti, ad esempio), ma comunque molto distante da sè. Non per superficialià, ma per fiducia nella benevolenza della vita, nella forza della propria giovinezza e salute. Perché dovrebbe capitare proprio a me? Infatti, mi viene da pensare, non mi pare che gli adulti si comportino in modo molto diverso da loro, in relazione alla fertilità o alla salute in generale.
L’infertilità compare infine nelle leggende metropolitane, che ci siamo fatti raccontare, anche per renderci utili: sulla veridicità di queste voci – ma si diventa sterili a ….? si diventa fertili se….? – interrogheremo i nostri esperti medici, così almeno da fare un po’ di informazione in un campo assai confuso.
L’infertilità compare infine nelle vite di questi ragazzi, maschi e femmine, attraverso le narrazioni dei media, ma anche in questo caso i ragazzi e le ragazze se ne sono accorti/e perchè con pazienza li abbiamo aiutati a ricordare di avere visto, di avere sentito – nelle fiction, anche in alcuni cartoni – storie di infertilità, drammatiche o ilari.
Così, senza sapere, questi ragazzi ci hanno aiutato a proseguire nel nostro percorso, in una sfida difficile ma non impossibile.
Grazie quindi a G., G., B., C., M., A., A., M., G., e alla loro insegnante, con cui continueremo a lavorare.

Martedì scorso abbiamo realizzato il primo dei tre focus programmati con gli studenti delle scuole secondarie, superiori. 9 ragazzi di una classe quarta di un liceo scientifico dell’Italia centrale, 6 ragazze e 3 ragazzi alla soglia della maggiore età, qualcuno con i 18 anni già compiuti.
L’obiettivo era di ascoltare dalla loro voce cosa pensano i ragazzi come loro della salute riproduttiva, se questo tema minimamente attraversa le loro esistenze e in che modo, per quali strane traiettorie. Perchè partivamo già con la consapevolezza che si trattasse di un tema molto distante dalle loro vite quotidiane, ovviamente. E’ normale che sia così.
Ma ci siamo stupiti, molto piacevolmente, della maturità di questi ragazzi. Maturità, sì, non trovo parola migliore, anche se suona un po’ scolastica. Nel raccontare il proprio futuro hanno mostrato una chiarezza di visione che non penso si possa dare per scontata. I figli nel loro futuro ci sono, soprattutto per le ragazze, e non in futuro generico, ma subito dopo la conclusione degli studi universitari. Il problema è semmai il lavoro, e una sicurezza economica che diventa condizione per la concretizzazione di un progetto di vita.
L’infertilità compare nei racconti di questi ragazzi come esperienza raccontata da altri (alcune storie di amici dei genitori o parenti, ad esempio), ma comunque molto distante da sè. Non per superficialià, ma per fiducia nella benevolenza della vita, nella forza della propria giovinezza e salute. Perché dovrebbe capitare proprio a me? Infatti, mi viene da pensare, non mi pare che gli adulti si comportino in modo molto diverso da loro, in relazione alla fertilità o alla salute in generale.
L’infertilità compare infine nelle leggende metropolitane, che ci siamo fatti raccontare, anche per renderci utili: sulla veridicità di queste voci – ma si diventa sterili a ….? si diventa fertili se….? – interrogheremo i nostri esperti medici, così almeno da fare un po’ di informazione in un campo assai confuso.
L’infertilità compare infine nelle vite di questi ragazzi, maschi e femmine, attraverso le narrazioni dei media, ma anche in questo caso i ragazzi e le ragazze se ne sono accorti/e perchè con pazienza li abbiamo aiutati a ricordare di avere visto, di avere sentito – nelle fiction, anche in alcuni cartoni – storie di infertilità, drammatiche o ilari.
Così, senza sapere, questi ragazzi ci hanno aiutato a proseguire nel nostro percorso, in una sfida difficile ma non impossibile.
Grazie quindi a G., G., B., C., M., A., A., M., G., e alla loro insegnante, con cui continueremo a lavorare.


Cultura riproduttiva è il sito del progetto di ricerca "Creare e comunicare cultura riproduttiva: azioni informative e preventive dell’infertilità della popolazione giovanile italiana" del LaRiCA dell'Università di Urbino Carlo Bo e sostenuto da un finanziamento dell'Istituto Superiore di Sanità.