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Medicina vs medicina

Così come in tutti gli ambiti della medicina, anche per quanto riguarda la cura dell’infertilità una linea di demarcazione separa la medicina supportata dalla scienza, da quella cosiddettà alternativa. Si stima che il 75% delle coppie con problemi d’infertilità sperimenti terapie alternative, almeno in Inghilterra. Due specialisti in materia hanno provato a mettere in contatto i due punti di vista.

Sami David è un endocrinologo della riproduzione noto come primo medico ad avere praticato la fertilizzazione in vitro a New York, cinque anni dopo la nascita di Louise Brown.

Jill Blakeway, pratica medicina alternativa presso l’YinOvaCenter di New York ed è stata denominata dal New York Times “la dea della fertilità”.

Se la wikipedia inglese presenta la fertilizzazione in vitro come una tecnica alla quale si accederebbe solo a seguito del fallimento di altre soluzioni, l’opinione dei due medici è che molti loro colleghi (soprattutto i più giovani) la userebbero come prima soluzione senza indagare a fondo la storia clinica e lo stile di vita dei pazienti, alla ricerca magari di soluzioni meno invasive e più economiche. D’altra parte i medici incontrerebbero così gli interessi di pazienti sempre più alla ricerca di soluzioni facili, veloci, efficienti e compatibili con un già fitto calendario di impegni.

Da una parte si collocherebbe una mentalità che vuole le tecniche introdotte dalla ricerca scientifica come meri strumenti per raggiungere risultati: la coppia è infertile >>> la fertilizzazione in vitro può risolvere il problema >>> si utilizzi la fertilizzazione in vitro. Dall’altra parte della trincea la fertilizzazione in vitro e una (e non la prima) delle soluzioni possibili. Gli strumenti del medico, si pensa, dovrebbero integrare la moderna tecnica scientifica con il sapere di pratiche millenarie come come l’agopuntura, la capacità di intervenire in maniera puntuale con un’attenzione per il corpo nel suo equilibro più generale, che si interroghi anche sullo stile di vita complessivo del paziente.

Secondo Sami David la metà delle fertilizzazioni in vitro potrebbero essere evitate.
[L.G.]

Collegamenti:
Making babies (il libro pubblicato da Sami David e Jill Blakeway)
intervista a Jill Blakeway
pagina del forum Cercounbimbo riguardo l’utilizzo dell’agopuntura per l’infertilità
– la fonte del post: articolo per il TimesOnline di Anita Chaudhuri
– intervista a Sami David al Julie Manin’s Give and Take

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La prima figlia della provetta

brown_louiseLa cultura riproduttiva fa riferimento anche ad una serie di termini di origine scientifica la cui conoscenza non può essere data per scontata. Acronimi di tecniche di procreazione come GIFT, FIVET o ICSI o termini molto più comuni come embrione, gamete, nuclo o staminale, possono incontrare il lettore distratto di un articolo di giornale, così come possono diventare pane quotidiano per una coppia in trattamento presso un centro di procreazione medicalmente assistita.

Può essere utile un riferimento minimo e vi giriamo quindi il link ad un semplice glossario preparato dalla giornalista Cristina Nadotti del gruppo editoriale L’Espresso.

Una grande parte delle discussioni intorno alla procreazione assistita, ad esempio (e quindi uno dei termini che è più facile sentir pronunciare) è sicuramente quello di Fecondazione in Vitro. Tra le varie tecniche a disposizione attualmente è la più diffusa (viene utilizzata in circa 6 centri su 10). La fecondazione avviene in una provetta, nella quale gli spermatozoi vengono a contatto con l’ovocita.

Il primo essere umano nato con questa tecnica ha ormai quasi 31 anni. Louise Brown infatti, questo è il suo nome, nasceva il 25 luglio del 1978, ad Oldham nell’Inghilterra centrale. La procedura era ancora sperimentale, i futuri genitori di Lousie cercavano senza successo ormai da 9 anni di avere un figlio e non sapevano che nessuno era mai riuscito ad avere un bambino attraverso questo metodo. I coniugi Brown hanno ripetuto l’impresa con la nascita della loro seconda figlia, Natalie che detiene un altro primato: nel 1999 è stata la prima donna concepita in vitro a dare alla luce a sua volta un bambino.

La cultura riproduttiva si compone quindi non solo di termini, ma anche di un immaginario. I grandi eventi come questo contribuiscono alla sua evoluzione.
[L.G.]

link al glossario


Cultura riproduttiva è il sito del progetto di ricerca "Creare e comunicare cultura riproduttiva: azioni informative e preventive dell’infertilità della popolazione giovanile italiana" del LaRiCA dell'Università di Urbino Carlo Bo e sostenuto da un finanziamento dell'Istituto Superiore di Sanità.