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il doppio no

Lunedì mattina a Radio 3 conduttori e ascoltatori di Tutta la città ne parla si sono chiesti se è vero che l’Italia non è un paese per mamme. Dall’ultimo rapporto di Save the children emerge una risposta poco consolante, visto che l’Italia risulta carente nei servizi di supporto alla maternità. Ma grave è soprattutto la difficoltà che devono affrontare le donne italiane che vogliano conciliare maternità e lavoro, gli ostacoli che devono superare per essere riconosciute socialmente contemporaneamente come madri e come lavoratrici. Ostacoli non solo strutturali (carenze di servizi, ad esempio, o di supporti economici) ma anche e soprattutto culturali. Ancora oggi, che sorpresa tremenda.

Quello che secondo le parole della sociologa Francesca Zajczyk è il doppio sì delle donne (sì alla maternità e sì al lavoro), mi pare che nell’Italia di oggi si profili piuttosto come un “doppio no”: particolaramente agghiaccianti sono alcuni commenti giunti alla stessa redazione della Città in cui le stesse donne affermano l’inconciliabilità di maternità e lavoro, condannando le madri che vogliono essere anche lavoratrici (o viceversa, come preferite). Il controllo sociale interiorizzato, insomma, che è la forma di repressione più tragica e radicale. Donne che mettono le donne “al loro posto”, insomma.

La puntata della Città di lunedì 24 maggio, che vi consigliamo di riascoltare qui in podcast, ci permette di tornare a un grande paradosso che attraversa e ferisce la società italiana: la retorica del valore della famiglia e della maternità che si scontra quotidianamente sia con scelte politiche sia con discorsi che con la valorizzazione della maternità e del ruolo delle donne non hanno niente a che fare.

Insomma no, non credo proprio che sia un paese per donne che vogliano essere mamme, e tanto meno per mamme lavoratrici.

(RB)

Sigarette alla menta…

Lo scorso venerdì 12 febbraio siamo stati ospitati da un Istituto Tecnico Industriale di Napoli per il secondo dei focus group programmati con gli studenti delle scuole secondarie superiori sul tema della cultura riproduttiva. Per l’occasione ci siamo incontrati con 9 studenti di quinta, di età variabile tra i 18 e i 21 anni.

Gli spunti emersi sono stati tanti: su tutti una conoscenza del tema, che per alcuni ragazzi in particolare voleva essere approfondita ma, come forse è normale per i ragazzi di quest’età, originava più che altro dal sentito dire amicale. Un sentito dire che però, in assenza di altri riferimenti, per millantata scienza o scaramanzia genera precetti cui affidarsi – un ricettario delle buone pratiche per la prevenzione. (fatto di mutande strette e sigarette alla menta da evitare).  In quale altro luogo, dopotutto, un ventenne oggi dovrebbe cercare e trovare indicazioni. Forse nello spot ministeriale? Gliel’abbiamo proposto (“stranamente” nessuno di loro lo aveva mai notato, nonostante il battage di dicembre) e dopo un generico consenso iniziale sono stati proprio i ragazzi a riproporcelo come esempio di “occasione persa”. Difficile comunque, ci dicono i ragazzi, far entrare in testa a un ragazzo della loro età il concetto stesso di prevenzione (vecchio problema che non si limita alla sola salute riproduttiva). Altro elemento emerso –  ma forse dipende dalla prevalenza maschile del campione  – se c’è attenzione per i problemi legati all’apparato riproduttivo, è tutta rivolta ai problemi di prestazione, piuttosto che alla salute.

C’è comunque un punto di riferimento sicuro e concreto a riguardo? Pare di no e si tratta di un tema che nessuno ha intenzione di mettere nell’agenda delle conversazioni tra amici, anche se molti di loro sembrano avere casi concreti da riportare e dei quali poter parlare. Il problema quindi c’è. E’ nell’aria. Ma è un emergenza? I tumori sono un’emergenza, ci hanno fatto capire i ragazzi, azzardando un confronto e sollevando una questione sempre implicita nei media, ma mai sviluppata chiaramente, quella dell’infertilità come malattia. Se il tumore è malattia, cos’è l’infertilità? Due fenomeni che originano in un corpo del quale gli adolescenti cercano disperatamente la signoria. E’ malattia qualcosa che invece che farti morire, non ti permette di dare la vita? Non è piuttosto un problema che influisce sulla psiche e non altro? E l’adozione, non è forse una soluzione sensata?

Tra le altre cose emerse: un desiderio di genitorialità genericamente subordinato al raggiugimento della stabilità economica, qualche spunto sui prodotti mediali interessati al tema e un’interessante chiaccherata intorno al referendum abrogativo del 2005, che ci ha confermato che i ragazzi sono molto interessati al tema e hanno sviluppato o stanno sviluppando delle posizioni abbastanza chiare, anche riguardo al dibattito che vede scienza ed etica confliggere.

Per chiudere quindi, un grazie a tutti i ragazzi che hanno partecipato.
[L.G.]

Yes, Baby! Il concorso

Lanciamo il bando del concorso Yes, Baby!, rivolto ai giovani di età compresa tra i 17 e i 22 anni per chiedere loro come comunicare l’importanza della salute riproduttiva e della sua tutela ai loro coetanei.

Il concorso chiede la progettazione e produzione di un prodotto audiovisivo che sensibilizzi e informi i giovani sull’importanza di prendersi cura della salute riproduttiva. Per maggiori dettagli rimandiamo al bando che è pubblicato in questa pagina del sito.

La scadenza per la presentazione dei prodotti in concorso è fissata per il 15 giugno 2010.

La fertilità come bene comune

Il Ministero della Salute ha lanciato una campagna di comunicazione sui problemi d’infertilità. Si è trattato di questo spot di 30″ e di un messaggio radiofonico andati in onda rispettivamente per 600 e 1600 volte nello scorso dicembre 2009. Non mi è capitato di vederlo, ma l’ho facilmente recuperato da YouTube, dove ha ricevuto 996 visite al momento attuale e nessun commento.

Questa la presentazione direttamente dalla pagina dedicata:
Lo slogan della campagna “La fertilità è un bene comune. Prenditene cura” riassume efficacemente l’invito di salute che viene rivolto, con un linguaggio semplice e colloquiale, alle giovani coppie. Nel video, mentre scorrono le immagini dei giovani protagonisti nelle diverse fasi temporali della loro vita, è evidenziato il concetto per cui lo stile di vita che si sta vivendo influenzi la riuscita di una potenziale paternità/maternità di domani“.

Cosa ne pensate?
[L.G.]

Il laboratorio con gli studenti/1

Nell’ambito del progetto di ricerca Cultura riproduttiva abbiamo pensato e realizzato un percorso con la classe IV F del Liceo Scientifico Marconi, con lo scopo di sensibilizzarli alla tematica della salute riproduttiva e soprattutto per costruire insieme a loro un percorso di sensibilizzazione dei loro coetanei.

Il percorso prevede tre momenti formativi principali: uno di scrittura creativa, curato in collaborazione con lo scrittore e insegnante Ugo Cornia, uno di scrittura giornalistica online, curato direttamente da Luca Rossi e Lorenzo Giannini del LaRiCA, su progetto ideato insieme a Giovanni Boccia Artieri.

Il terzo e ultimo passo sarà un incontro informativo sulla prevenzione della salute riproduttiva con il Prof. Carlo Flamigni, che si terrà il prossimo 20 aprile.

Ugo Cornia alla conclusione della prima esercitazione di scrittura creativa, ottobre 2009.

Ecco il racconto e le impressioni di Ugo Cornia sul primo passo di questa esperienza con i ragazzi di Pesaro.

“Le lezioni consistevano di due incontri di tre ore ciascuno.

Nel corso delle prime due ore ho cercato di parlare, anche se necessariamente in modo breve, di:

a)     che cos’è la scrittura autobiografica (scrittura in prima persona, dove si esprime e parla un io, fittizio o reale, raccontando delle sue esperienze) chiarendone le differenze con la scrittura in terza persona; si è cercato anche di accennare al problema della soggettività e della oggettività. Si è proceduto fornendo anche alcuni esempi con letture di brevi testi di scrittori importanti (es. Thomas Bernhard, Antonio Delfini).

b)     racconto breve. Si sono forniti alcuni esempi di racconti brevi (di circa una pagina) e li si è brevemente analizzati per capire come riuscissero a arrivare al dunque in poche righe.

c)     Si è parlato brevemente dello straniamento come procedimento per produrre testi (vedi Schklovskij, L’arte come procedimento)

A questo punto gli studenti dovevano scrivere un breve testo dal titolo: “Immagina di essere diventato “grande” e di essere diventato genitore. E’ un progetto che avevi e che sei riuscito a realizzare”.

Credo che i testi prodotti si possano divedere in tre gruppi: la maggior parte dei testi era svolta immaginando questa situazione in modo “normale”, manifestando qualche paura (legata a soldi e lavoro) e generalmente una grande soddisfazione nella maternità; un’altra parte dei testi diventava il luogo di manifestare qualche angoscia personale; una piccola parte svolgeva il tema con fantasia (un testo sembrava un abbozzo di fantascienza).

Nel secondo incontro buona parte del tempo è stata impiegata a leggere con la classe qualche riga dei componimenti (che erano anonimi) e a discuterne, in un clima dominato dalla timidezza. Nella mia lettura ho privilegiato le parti dei componimenti che in qualche modo mi stupivano, e talvolta c’è stata sui testi qualche piccola discussione in cui chiedevo a loro dei chiarimenti.

É seguito un breve cenno sulla scrittura in terza persona (in modo da esplorare entrambe le forme narrative) perchè il seguente compito era scrivere un breve testo, preferibilmente in terza persona, dal titolo: un tuo amico desiderava tanto un bambino, ma dopo qualche mese di tentativi a vuoto è andato dal dottore che gli ha detto che ha dei problemi di fertilità, e che probabilmente non riuscirà ad averne. Racconta in 20-25 righe che cosa prova.

In chiusura, negli ultimi minuti che erano rimasti prima del suono della campanella ho letto un mio racconto ancora inedito che affrontava, in modo piuttosto fantasioso, il tema della paternità. (Ugo Cornia)”

Un esempio di brevi racconti di Ugo Cornia, tra epica familiare e leggende metropolitane, raccontati qui dallo stesso autore.

Eugenetica?

Su ‘Tutta la città ne parla’ il programma di Radio3 condotto da Giorgio Zanchini, nella puntata dello scorso 15 gennaio, si è parlato di procreazione assistita.

Ospiti Stefano Rodotà, noto giurista; Lucio Romano, ginecologo e docente all’Università Federico II di Napoli e co-presidente di Scienza e Vita e Anna Pia Ferraretti, ginecologa e Direttore scientifico della Società Italiana di Studi di Medicina della Riproduzione (SISMER).

La possibilità dell’analisi pre-impianto solleva questioni relative all’etica. Che senso ha lasciare al caso la scelta dell’embrione quando c’è il rischio di trasmettere al bambino una grave malattia genetica? Che senso ha lasciare ad un giudice la possibilità di sovvertire il portato di una legge (la legge 40) uscita indenne da un referendum abrogativo?

La possibilità di autorizzare una coppia non-sterile alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, solleva questioni etiche rilevanti, soprattutto se questa coppia rischia di trasmettere al feto una malattia genetica. E’ lecita l’analisi pre-impianto, o stiamo entrando senza rendercene conto già nell’ambito dell’eugenetica?

I nodi che si formano nell’intersecarsi di progresso scientifico e portato etico, chiedono di essere sciolti. Ma da quale sistema? Quello giuridico o quello scientifico?
[L.G.]

Collegamenti:
qui solo per alcuni giorni il podcast della puntata

Medicina vs medicina

Così come in tutti gli ambiti della medicina, anche per quanto riguarda la cura dell’infertilità una linea di demarcazione separa la medicina supportata dalla scienza, da quella cosiddettà alternativa. Si stima che il 75% delle coppie con problemi d’infertilità sperimenti terapie alternative, almeno in Inghilterra. Due specialisti in materia hanno provato a mettere in contatto i due punti di vista.

Sami David è un endocrinologo della riproduzione noto come primo medico ad avere praticato la fertilizzazione in vitro a New York, cinque anni dopo la nascita di Louise Brown.

Jill Blakeway, pratica medicina alternativa presso l’YinOvaCenter di New York ed è stata denominata dal New York Times “la dea della fertilità”.

Se la wikipedia inglese presenta la fertilizzazione in vitro come una tecnica alla quale si accederebbe solo a seguito del fallimento di altre soluzioni, l’opinione dei due medici è che molti loro colleghi (soprattutto i più giovani) la userebbero come prima soluzione senza indagare a fondo la storia clinica e lo stile di vita dei pazienti, alla ricerca magari di soluzioni meno invasive e più economiche. D’altra parte i medici incontrerebbero così gli interessi di pazienti sempre più alla ricerca di soluzioni facili, veloci, efficienti e compatibili con un già fitto calendario di impegni.

Da una parte si collocherebbe una mentalità che vuole le tecniche introdotte dalla ricerca scientifica come meri strumenti per raggiungere risultati: la coppia è infertile >>> la fertilizzazione in vitro può risolvere il problema >>> si utilizzi la fertilizzazione in vitro. Dall’altra parte della trincea la fertilizzazione in vitro e una (e non la prima) delle soluzioni possibili. Gli strumenti del medico, si pensa, dovrebbero integrare la moderna tecnica scientifica con il sapere di pratiche millenarie come come l’agopuntura, la capacità di intervenire in maniera puntuale con un’attenzione per il corpo nel suo equilibro più generale, che si interroghi anche sullo stile di vita complessivo del paziente.

Secondo Sami David la metà delle fertilizzazioni in vitro potrebbero essere evitate.
[L.G.]

Collegamenti:
Making babies (il libro pubblicato da Sami David e Jill Blakeway)
intervista a Jill Blakeway
pagina del forum Cercounbimbo riguardo l’utilizzo dell’agopuntura per l’infertilità
– la fonte del post: articolo per il TimesOnline di Anita Chaudhuri
– intervista a Sami David al Julie Manin’s Give and Take


Cultura riproduttiva è il sito del progetto di ricerca "Creare e comunicare cultura riproduttiva: azioni informative e preventive dell’infertilità della popolazione giovanile italiana" del LaRiCA dell'Università di Urbino Carlo Bo e sostenuto da un finanziamento dell'Istituto Superiore di Sanità.