Archive for the 'Dal mondo dei Media' Category

nobel per la fecondazione

Il premio Nobel per la medicina nel 2010 è stato assegnato al ginecologo britannico Robert Edwards, al quale si deve la prima nascita in provetta del 1978. Questa notizia porta il nostro tema al centro delll’attenzione dei media generalisti, e delle controversie che sono tra i criteri di notiziabilità di un evento. In questo caso, la controversia riguarda la posizione della Chiesa.

Annunci

il doppio no

Lunedì mattina a Radio 3 conduttori e ascoltatori di Tutta la città ne parla si sono chiesti se è vero che l’Italia non è un paese per mamme. Dall’ultimo rapporto di Save the children emerge una risposta poco consolante, visto che l’Italia risulta carente nei servizi di supporto alla maternità. Ma grave è soprattutto la difficoltà che devono affrontare le donne italiane che vogliano conciliare maternità e lavoro, gli ostacoli che devono superare per essere riconosciute socialmente contemporaneamente come madri e come lavoratrici. Ostacoli non solo strutturali (carenze di servizi, ad esempio, o di supporti economici) ma anche e soprattutto culturali. Ancora oggi, che sorpresa tremenda.

Quello che secondo le parole della sociologa Francesca Zajczyk è il doppio sì delle donne (sì alla maternità e sì al lavoro), mi pare che nell’Italia di oggi si profili piuttosto come un “doppio no”: particolaramente agghiaccianti sono alcuni commenti giunti alla stessa redazione della Città in cui le stesse donne affermano l’inconciliabilità di maternità e lavoro, condannando le madri che vogliono essere anche lavoratrici (o viceversa, come preferite). Il controllo sociale interiorizzato, insomma, che è la forma di repressione più tragica e radicale. Donne che mettono le donne “al loro posto”, insomma.

La puntata della Città di lunedì 24 maggio, che vi consigliamo di riascoltare qui in podcast, ci permette di tornare a un grande paradosso che attraversa e ferisce la società italiana: la retorica del valore della famiglia e della maternità che si scontra quotidianamente sia con scelte politiche sia con discorsi che con la valorizzazione della maternità e del ruolo delle donne non hanno niente a che fare.

Insomma no, non credo proprio che sia un paese per donne che vogliano essere mamme, e tanto meno per mamme lavoratrici.

(RB)

La fertilità come bene comune

Il Ministero della Salute ha lanciato una campagna di comunicazione sui problemi d’infertilità. Si è trattato di questo spot di 30″ e di un messaggio radiofonico andati in onda rispettivamente per 600 e 1600 volte nello scorso dicembre 2009. Non mi è capitato di vederlo, ma l’ho facilmente recuperato da YouTube, dove ha ricevuto 996 visite al momento attuale e nessun commento.

Questa la presentazione direttamente dalla pagina dedicata:
Lo slogan della campagna “La fertilità è un bene comune. Prenditene cura” riassume efficacemente l’invito di salute che viene rivolto, con un linguaggio semplice e colloquiale, alle giovani coppie. Nel video, mentre scorrono le immagini dei giovani protagonisti nelle diverse fasi temporali della loro vita, è evidenziato il concetto per cui lo stile di vita che si sta vivendo influenzi la riuscita di una potenziale paternità/maternità di domani“.

Cosa ne pensate?
[L.G.]

Eugenetica?

Su ‘Tutta la città ne parla’ il programma di Radio3 condotto da Giorgio Zanchini, nella puntata dello scorso 15 gennaio, si è parlato di procreazione assistita.

Ospiti Stefano Rodotà, noto giurista; Lucio Romano, ginecologo e docente all’Università Federico II di Napoli e co-presidente di Scienza e Vita e Anna Pia Ferraretti, ginecologa e Direttore scientifico della Società Italiana di Studi di Medicina della Riproduzione (SISMER).

La possibilità dell’analisi pre-impianto solleva questioni relative all’etica. Che senso ha lasciare al caso la scelta dell’embrione quando c’è il rischio di trasmettere al bambino una grave malattia genetica? Che senso ha lasciare ad un giudice la possibilità di sovvertire il portato di una legge (la legge 40) uscita indenne da un referendum abrogativo?

La possibilità di autorizzare una coppia non-sterile alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, solleva questioni etiche rilevanti, soprattutto se questa coppia rischia di trasmettere al feto una malattia genetica. E’ lecita l’analisi pre-impianto, o stiamo entrando senza rendercene conto già nell’ambito dell’eugenetica?

I nodi che si formano nell’intersecarsi di progresso scientifico e portato etico, chiedono di essere sciolti. Ma da quale sistema? Quello giuridico o quello scientifico?
[L.G.]

Collegamenti:
qui solo per alcuni giorni il podcast della puntata

Medicina vs medicina

Così come in tutti gli ambiti della medicina, anche per quanto riguarda la cura dell’infertilità una linea di demarcazione separa la medicina supportata dalla scienza, da quella cosiddettà alternativa. Si stima che il 75% delle coppie con problemi d’infertilità sperimenti terapie alternative, almeno in Inghilterra. Due specialisti in materia hanno provato a mettere in contatto i due punti di vista.

Sami David è un endocrinologo della riproduzione noto come primo medico ad avere praticato la fertilizzazione in vitro a New York, cinque anni dopo la nascita di Louise Brown.

Jill Blakeway, pratica medicina alternativa presso l’YinOvaCenter di New York ed è stata denominata dal New York Times “la dea della fertilità”.

Se la wikipedia inglese presenta la fertilizzazione in vitro come una tecnica alla quale si accederebbe solo a seguito del fallimento di altre soluzioni, l’opinione dei due medici è che molti loro colleghi (soprattutto i più giovani) la userebbero come prima soluzione senza indagare a fondo la storia clinica e lo stile di vita dei pazienti, alla ricerca magari di soluzioni meno invasive e più economiche. D’altra parte i medici incontrerebbero così gli interessi di pazienti sempre più alla ricerca di soluzioni facili, veloci, efficienti e compatibili con un già fitto calendario di impegni.

Da una parte si collocherebbe una mentalità che vuole le tecniche introdotte dalla ricerca scientifica come meri strumenti per raggiungere risultati: la coppia è infertile >>> la fertilizzazione in vitro può risolvere il problema >>> si utilizzi la fertilizzazione in vitro. Dall’altra parte della trincea la fertilizzazione in vitro e una (e non la prima) delle soluzioni possibili. Gli strumenti del medico, si pensa, dovrebbero integrare la moderna tecnica scientifica con il sapere di pratiche millenarie come come l’agopuntura, la capacità di intervenire in maniera puntuale con un’attenzione per il corpo nel suo equilibro più generale, che si interroghi anche sullo stile di vita complessivo del paziente.

Secondo Sami David la metà delle fertilizzazioni in vitro potrebbero essere evitate.
[L.G.]

Collegamenti:
Making babies (il libro pubblicato da Sami David e Jill Blakeway)
intervista a Jill Blakeway
pagina del forum Cercounbimbo riguardo l’utilizzo dell’agopuntura per l’infertilità
– la fonte del post: articolo per il TimesOnline di Anita Chaudhuri
– intervista a Sami David al Julie Manin’s Give and Take

Starlet e scienziati

Si parla di procreazione assistita a Pomeriggio Cinque (Canale 5).
Conduce Barbara D’Urso che ospita tre mamme, due molto popolari per chi è stato un buon spettatore della tv di qualche anno fa: Marina Occhiena [Ricchi e Poveri negli anni ’60 e ’70, Isola dei Famosi di recente] e Carmen Di Pietro [comparsate tv varie], + una comune mamma di 3 gemelli frutto di una stimolazione ovarica.
Il taglio della trasmissione non può certo uscire dal suo canone e stile consueti: si urla un po’, una buona dose di sentimentalismo colora la conversazione e ci si confronta tra il caso umano e la versione dell’esperto, ex-starlet televisive vs scienziati.
A parte questo (e bisognerebbe anche capire com’è composto il pubblico del programma e cosa se ne fa dei suoi contenuti) viene da pensare che è bene che ogni tanto se ne parli.
Se non si può chiedere che venga ripercorsa in mezz’ora la vasta fenomenologia dei vissuti dell’infertilità, certo il titolo scelto per la rubrica (Mamme a tutti i costi) e il suo corollario di ospiti, suggeriscono che tra le aspiranti madri in età fertile e quelle in età avanzata, i riflettori saranno puntati esclusivamente sulle seconde. Il sensazionalismo è dietro l’angolo.

Marina Occhiena confessa di aver deciso di cercare la gravidanza quando era già troppo grande. Dopo averci provato per 3 anni e 6 Fivet, è riuscita ad avere un bambino a 46 anni. Il suo è il racconto di un’esperienza affatto traumatica e dolorosa. Ma la storia sembra poco rappresentativa di un percorso che solitamente riserva parecchia sofferenza. Carmen Di Pietro da parte sua racconta di aver voluto un secondo figlio superati i 40 anni. Perché aspettare tanto, le chiedono? Perché avere bambini è una responsabiltà e bisogna essere economicamente sicuri.

Si parla quindi di orologio biologico e di supporto psicologico insieme al dottor Severino Antinori e l’immancabile Alessandro Meluzzi, Registriamo la presenza di una mamma che dopo oltre 6 tentativi è riuscità ad avere 3 gemelli grazie alla stimolazione ovarica. Si parla quindi brevemente della legge 40 e delle possibilità di intervento aperte dalla bocciatura di alcuni suoi passaggi presso la Corte Costituzionale.

Una nota positiva? E’ stato spiegato come la strada dell’assistenza nella procreazione possa essere attraversata senza correre a perdifiato verso l’invasività di una fecondazione in vitro, limitandosi almeno inizialmente alla programmazione dei rapporti sessuali, o all’aiuto di uno psicologo [ qui un vecchio articolo sul tema].

Insomma, chi è giovane e in età fertile, e vive il dramma di scoprire che la cosa più naturale del mondo gli potrebbe essere proibita – così naturale e probabile che l’ha fuggita per anni ricorrendo a un vasto corrolario di precauzioni… quel giovane dovrà aspettare un’altra trasmissione, altri personaggi con i quali confrontarsi.

E aspetteranno pure quei ragazzi e ragazzini ai quali bisognerebbe spiegare che la cosa migliore che possono fare ora è semplicemente farsi visitare, controllare la propria salute riproduttiva, anche se di bambini non vogliono nemmeno (ancora) sentir parlare. Oggi si è parlato solo di “mamme a tutti i costi”.

[L.G.]

I divi

SarahJessicaParkerNel suo “Lo spirito del tempo” (1962) il filosofo e sociologo francese Edgar Morin, disegna i tratti di una cultura di massa nella quale i divi dello spettacolo fungono da catalizzatori dei processi di identificazione e proiezione, processi mentali che permettono a norme di comportamento, simboli, miti e immagini di penetrare nell’intimità degli individui, strutturarne gli istinti ed orientarne le emozioni.

A 40 anni da quella pubblicazione i legami tra la produzione industriale della cultura e i processi di costruzione della realtà individuale si sono sfilacciati ed è mutato lo sguardo sociologico riguardo al potere persuasivo dei media di massa. Ma l’estrema frammentazione dei riferimenti culturali e dei luoghi dove questi circolano non impediscono ai divi (soprattutto cinematografici) di Morin di avere un ruolo nel dare corpo a modelli di cultura, percorsi interpretativi, stili di vita e dal nostro punto di vista stimolare le conversazioni intorno ai temi della cultura riproduttiva.

Ci interessa molto, in questo senso, il caso di una famosa coppia di attori, Sarah Jessica Parker (Sex & and the city) e Matthew Broderick che la scorsa estate sono diventati genitori di due gemelle. La coppia (44 anni lei e 47 lui) dopo 5 anni di insuccessi è ricorsa all’aiuto di una madre surrogata. Già prima del lieto evento, i media hanno dato ampio risalto alla notizia e hanno seguito la gravidanza passo passo, arrivando a violare la privacy della madre donatrice e rivelando la sua identità.

Vari blog e siti hanno ripreso la notizia affrontando la notizia da vari punti di vista: ‘non era forse meglio ricorrere a un’adozione?’; ‘chi è la madre surrogata? qual è il suo passato?; ‘il loro matrimonio non era in crisi?’…

Non è la prima volta che ci capita di trovare il binomio procreazione assistita – adozione, negli articoli che affrontano il problema dell’infertilità. Approfondiremo il tema in un prossimo post.
[L.G.]


Cultura riproduttiva è il sito del progetto di ricerca "Creare e comunicare cultura riproduttiva: azioni informative e preventive dell’infertilità della popolazione giovanile italiana" del LaRiCA dell'Università di Urbino Carlo Bo e sostenuto da un finanziamento dell'Istituto Superiore di Sanità.