Archivio per dicembre 2009

Medicina vs medicina

Così come in tutti gli ambiti della medicina, anche per quanto riguarda la cura dell’infertilità una linea di demarcazione separa la medicina supportata dalla scienza, da quella cosiddettà alternativa. Si stima che il 75% delle coppie con problemi d’infertilità sperimenti terapie alternative, almeno in Inghilterra. Due specialisti in materia hanno provato a mettere in contatto i due punti di vista.

Sami David è un endocrinologo della riproduzione noto come primo medico ad avere praticato la fertilizzazione in vitro a New York, cinque anni dopo la nascita di Louise Brown.

Jill Blakeway, pratica medicina alternativa presso l’YinOvaCenter di New York ed è stata denominata dal New York Times “la dea della fertilità”.

Se la wikipedia inglese presenta la fertilizzazione in vitro come una tecnica alla quale si accederebbe solo a seguito del fallimento di altre soluzioni, l’opinione dei due medici è che molti loro colleghi (soprattutto i più giovani) la userebbero come prima soluzione senza indagare a fondo la storia clinica e lo stile di vita dei pazienti, alla ricerca magari di soluzioni meno invasive e più economiche. D’altra parte i medici incontrerebbero così gli interessi di pazienti sempre più alla ricerca di soluzioni facili, veloci, efficienti e compatibili con un già fitto calendario di impegni.

Da una parte si collocherebbe una mentalità che vuole le tecniche introdotte dalla ricerca scientifica come meri strumenti per raggiungere risultati: la coppia è infertile >>> la fertilizzazione in vitro può risolvere il problema >>> si utilizzi la fertilizzazione in vitro. Dall’altra parte della trincea la fertilizzazione in vitro e una (e non la prima) delle soluzioni possibili. Gli strumenti del medico, si pensa, dovrebbero integrare la moderna tecnica scientifica con il sapere di pratiche millenarie come come l’agopuntura, la capacità di intervenire in maniera puntuale con un’attenzione per il corpo nel suo equilibro più generale, che si interroghi anche sullo stile di vita complessivo del paziente.

Secondo Sami David la metà delle fertilizzazioni in vitro potrebbero essere evitate.
[L.G.]

Collegamenti:
Making babies (il libro pubblicato da Sami David e Jill Blakeway)
intervista a Jill Blakeway
pagina del forum Cercounbimbo riguardo l’utilizzo dell’agopuntura per l’infertilità
– la fonte del post: articolo per il TimesOnline di Anita Chaudhuri
– intervista a Sami David al Julie Manin’s Give and Take

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Starlet e scienziati

Si parla di procreazione assistita a Pomeriggio Cinque (Canale 5).
Conduce Barbara D’Urso che ospita tre mamme, due molto popolari per chi è stato un buon spettatore della tv di qualche anno fa: Marina Occhiena [Ricchi e Poveri negli anni ’60 e ’70, Isola dei Famosi di recente] e Carmen Di Pietro [comparsate tv varie], + una comune mamma di 3 gemelli frutto di una stimolazione ovarica.
Il taglio della trasmissione non può certo uscire dal suo canone e stile consueti: si urla un po’, una buona dose di sentimentalismo colora la conversazione e ci si confronta tra il caso umano e la versione dell’esperto, ex-starlet televisive vs scienziati.
A parte questo (e bisognerebbe anche capire com’è composto il pubblico del programma e cosa se ne fa dei suoi contenuti) viene da pensare che è bene che ogni tanto se ne parli.
Se non si può chiedere che venga ripercorsa in mezz’ora la vasta fenomenologia dei vissuti dell’infertilità, certo il titolo scelto per la rubrica (Mamme a tutti i costi) e il suo corollario di ospiti, suggeriscono che tra le aspiranti madri in età fertile e quelle in età avanzata, i riflettori saranno puntati esclusivamente sulle seconde. Il sensazionalismo è dietro l’angolo.

Marina Occhiena confessa di aver deciso di cercare la gravidanza quando era già troppo grande. Dopo averci provato per 3 anni e 6 Fivet, è riuscita ad avere un bambino a 46 anni. Il suo è il racconto di un’esperienza affatto traumatica e dolorosa. Ma la storia sembra poco rappresentativa di un percorso che solitamente riserva parecchia sofferenza. Carmen Di Pietro da parte sua racconta di aver voluto un secondo figlio superati i 40 anni. Perché aspettare tanto, le chiedono? Perché avere bambini è una responsabiltà e bisogna essere economicamente sicuri.

Si parla quindi di orologio biologico e di supporto psicologico insieme al dottor Severino Antinori e l’immancabile Alessandro Meluzzi, Registriamo la presenza di una mamma che dopo oltre 6 tentativi è riuscità ad avere 3 gemelli grazie alla stimolazione ovarica. Si parla quindi brevemente della legge 40 e delle possibilità di intervento aperte dalla bocciatura di alcuni suoi passaggi presso la Corte Costituzionale.

Una nota positiva? E’ stato spiegato come la strada dell’assistenza nella procreazione possa essere attraversata senza correre a perdifiato verso l’invasività di una fecondazione in vitro, limitandosi almeno inizialmente alla programmazione dei rapporti sessuali, o all’aiuto di uno psicologo [ qui un vecchio articolo sul tema].

Insomma, chi è giovane e in età fertile, e vive il dramma di scoprire che la cosa più naturale del mondo gli potrebbe essere proibita – così naturale e probabile che l’ha fuggita per anni ricorrendo a un vasto corrolario di precauzioni… quel giovane dovrà aspettare un’altra trasmissione, altri personaggi con i quali confrontarsi.

E aspetteranno pure quei ragazzi e ragazzini ai quali bisognerebbe spiegare che la cosa migliore che possono fare ora è semplicemente farsi visitare, controllare la propria salute riproduttiva, anche se di bambini non vogliono nemmeno (ancora) sentir parlare. Oggi si è parlato solo di “mamme a tutti i costi”.

[L.G.]


Cultura riproduttiva è il sito del progetto di ricerca "Creare e comunicare cultura riproduttiva: azioni informative e preventive dell’infertilità della popolazione giovanile italiana" del LaRiCA dell'Università di Urbino Carlo Bo e sostenuto da un finanziamento dell'Istituto Superiore di Sanità.