Archivio per maggio 2009

La saggezza dei ragazzini

Martedì scorso abbiamo realizzato il primo dei tre focus programmati con gli studenti delle scuole secondarie, superiori. 9 ragazzi di una classe quarta di un liceo scientifico dell’Italia centrale, 6 ragazze e 3 ragazzi alla soglia della maggiore età, qualcuno con i 18 anni già compiuti.
L’obiettivo era di ascoltare dalla loro voce cosa pensano i ragazzi come loro della salute riproduttiva, se questo tema minimamente attraversa le loro esistenze e in che modo, per quali strane traiettorie. Perchè partivamo già con la consapevolezza che si trattasse di un tema molto distante dalle loro vite quotidiane, ovviamente. E’ normale che sia così.
Ma ci siamo stupiti, molto piacevolmente, della maturità di questi ragazzi. Maturità, sì, non trovo parola migliore, anche se suona un po’ scolastica. Nel raccontare il proprio futuro hanno mostrato una chiarezza di visione che non penso si possa dare per scontata. I figli nel loro futuro ci sono, soprattutto per le ragazze, e non in futuro generico, ma subito dopo la conclusione degli studi universitari. Il problema è semmai il lavoro, e una sicurezza economica che diventa condizione per la concretizzazione di un progetto di vita.
L’infertilità compare nei racconti di questi ragazzi come esperienza raccontata da altri (alcune storie di amici dei genitori o parenti, ad esempio), ma comunque molto distante da sè. Non per superficialià, ma per fiducia nella benevolenza della vita, nella forza della propria giovinezza e salute. Perché dovrebbe capitare proprio a me? Infatti, mi viene da pensare, non mi pare che gli adulti si comportino in modo molto diverso da loro, in relazione alla fertilità o alla salute in generale.
L’infertilità compare infine nelle leggende metropolitane, che ci siamo fatti raccontare, anche per renderci utili: sulla veridicità di queste voci – ma si diventa sterili a ….? si diventa fertili se….? – interrogheremo i nostri esperti medici, così almeno da fare un po’ di informazione in un campo assai confuso.
L’infertilità compare infine nelle vite di questi ragazzi, maschi e femmine, attraverso le narrazioni dei media, ma anche in questo caso i ragazzi e le ragazze se ne sono accorti/e perchè con pazienza li abbiamo aiutati a ricordare di avere visto, di avere sentito – nelle fiction, anche in alcuni cartoni – storie di infertilità, drammatiche o ilari.
Così, senza sapere, questi ragazzi ci hanno aiutato a proseguire nel nostro percorso, in una sfida difficile ma non impossibile.
Grazie quindi a G., G., B., C., M., A., A., M., G., e alla loro insegnante, con cui continueremo a lavorare.

Martedì scorso abbiamo realizzato il primo dei tre focus programmati con gli studenti delle scuole secondarie, superiori. 9 ragazzi di una classe quarta di un liceo scientifico dell’Italia centrale, 6 ragazze e 3 ragazzi alla soglia della maggiore età, qualcuno con i 18 anni già compiuti.
L’obiettivo era di ascoltare dalla loro voce cosa pensano i ragazzi come loro della salute riproduttiva, se questo tema minimamente attraversa le loro esistenze e in che modo, per quali strane traiettorie. Perchè partivamo già con la consapevolezza che si trattasse di un tema molto distante dalle loro vite quotidiane, ovviamente. E’ normale che sia così.
Ma ci siamo stupiti, molto piacevolmente, della maturità di questi ragazzi. Maturità, sì, non trovo parola migliore, anche se suona un po’ scolastica. Nel raccontare il proprio futuro hanno mostrato una chiarezza di visione che non penso si possa dare per scontata. I figli nel loro futuro ci sono, soprattutto per le ragazze, e non in futuro generico, ma subito dopo la conclusione degli studi universitari. Il problema è semmai il lavoro, e una sicurezza economica che diventa condizione per la concretizzazione di un progetto di vita.
L’infertilità compare nei racconti di questi ragazzi come esperienza raccontata da altri (alcune storie di amici dei genitori o parenti, ad esempio), ma comunque molto distante da sè. Non per superficialià, ma per fiducia nella benevolenza della vita, nella forza della propria giovinezza e salute. Perché dovrebbe capitare proprio a me? Infatti, mi viene da pensare, non mi pare che gli adulti si comportino in modo molto diverso da loro, in relazione alla fertilità o alla salute in generale.
L’infertilità compare infine nelle leggende metropolitane, che ci siamo fatti raccontare, anche per renderci utili: sulla veridicità di queste voci – ma si diventa sterili a ….? si diventa fertili se….? – interrogheremo i nostri esperti medici, così almeno da fare un po’ di informazione in un campo assai confuso.
L’infertilità compare infine nelle vite di questi ragazzi, maschi e femmine, attraverso le narrazioni dei media, ma anche in questo caso i ragazzi e le ragazze se ne sono accorti/e perchè con pazienza li abbiamo aiutati a ricordare di avere visto, di avere sentito – nelle fiction, anche in alcuni cartoni – storie di infertilità, drammatiche o ilari.
Così, senza sapere, questi ragazzi ci hanno aiutato a proseguire nel nostro percorso, in una sfida difficile ma non impossibile.
Grazie quindi a G., G., B., C., M., A., A., M., G., e alla loro insegnante, con cui continueremo a lavorare.

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Infertility Film Festival

Uno dei temi emersi dai focus di Napoli e Milano trova riscontro raramente negli articoli di giornale che trattano il tema dell’infertilità. Questo tema tocca direttamente i vissuti delle coppie e riguarda la soglia che separa le persone con le quali ci si può confidare e quelle che è meglio tenere all’oscuro del problema.

Questa soglia cambia chiaramente da coppia a coppia. Come abbiamo già visto i blog possono aggirare questa specie di muro nella comunicazione e permettere di alleviare in qualche modo una condizione esistenziale che può essere tragica. Non ho trovato casi italiani di blog sullo stile di Infertility Chronilcles però e credo anzi si tratti di un fenomeno prevalentemente statunitense.

Per cui non mi sorprendo che provenga sempre dagli Stati Uniti un’iniziativa dal nostro punto di vista molto interessante che anche se celata nelle vesti del (mini) “festival cinematografico” ha lo scopo secondo me di stimolare chi vive il problema dell’infertilità in prima persona ad uscire fuori ed esprimersi.

E’ così che l’Infertility Film Festival è giunto alla sua IV edizione e lo scorso anno ha premiato questi due video:

Le due produzioni sono chiaramente e giustamente artigianali, anche se il secondo usa come sottofondo una canzone della celebre cantante scozzese KT Tunstall. Ma questo rimanda ancora alla biografia degli autori: Sarah Motes Ashley infatti ha unito in maniera (anche piuttosto simpatica) le sue aspirazioni di autrice musicale alla sua esperienza di donna alla ricerca di un figlio. Esperienza che ha avuto un’esito positivo un’anno dopo la pubblicazione del video. Sarah ha infatti partorito un bambino un paio di settimane fa.

Al particolarissimo blog di JJ (autori del secondo video vincitore) voglio dedicare invece un post a parte. Intanto andate a dargli un’occhiata.
[L.G.]

Focus sui vissuti a Milano

E’ finalmente giunta l’occasione per il secondo focus group organizzato insieme a chi vive in prima persona il problema dell’infertilità. Dopo l’istruttiva esperienza di Napoli ci siamo recati al Centro di Scienze della natalità del San Raffaele di Milano (l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) per discutere con alcuni dei loro pazienti.

Noi chiediamo a chi vive il problema in prima persona di farci capire come viene percepita la realtà dell’infertilità nel proprio ambiente e dai media. O ancora, come è possibile ridurre il gap culturale che impedisce all’idea stessa di “prevenzione sull’infertilità” di raggiungere i più giovani?

Al di là dei temi toccati durante il focus, è emerso chiaramente a mio parere il modo diverso di vedere e vivere il problema tra uomini e donne. Due posizioni che in certi passaggi sono sembrate inconciliabili.

Come a Napoli inoltre, il bisogno di parlare dei problemi personali è emerso dalla tendenza degli intervistati a tornare spesso sui propri vissuti.

Una riflessione infine sulla provenienza sociale degli intervistati, così variegata. Questa, condiziona in parte il modo in cui viene affrontato il problema e il modo in cui i singoli interloquiscono tra loro, ma è segno forse anche che l’accesso ad una cultura riproduttiva, al di là dell’essere o meno addetti ai lavori, è legato ancora alla propria condizione di salute e a nient’altro. Il problema non tocca tutti quindi, ma può toccare chiunque.
[L.G.]


Cultura riproduttiva è il sito del progetto di ricerca "Creare e comunicare cultura riproduttiva: azioni informative e preventive dell’infertilità della popolazione giovanile italiana" del LaRiCA dell'Università di Urbino Carlo Bo e sostenuto da un finanziamento dell'Istituto Superiore di Sanità.